Sindrome dell’intestino irritabile: cos’è, sintomi, diagnosi, trattamento

Gonfiore e crampi addominali, meteorismo, flatulenza e altri dolori della sfera gastro-intestinale? Scopri se soffri della sindrome dell’intestino irritabile.

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La sindrome dell’intestino irritabile (SII) è una delle patologie intestinali più comuni ed è più frequente nella sfera femminile, sotto i 50 anni di età: colpisce il 10-15% della popolazione ed è legata allo stress. Si tratta di un disturbo dall’andamento cronico-ricorrente con sintomatologia legata a dolore addominale e alterazione della funzione intestinale, esacerbato da eventi particolarmente stressanti a livello fisico e psichico.

A cura del dottor Davide Capparelli


Cos’è la sindrome dell’intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile fa parte dei disturbi gastrointestinali funzionali ed è caratterizzata dall’alterazione dell’interazione intestino-cervello.

Le cause che la provocano possono essere diverse, ma nessuna motivazione organica può essere rilevata mediante esami di laboratorio, esami di imaging o anatomopatologici:

  • fattori emotivi
  • alimentari
  • ormonali
  • alterazioni della flora batterica intestinale
  • o ancora l’assunzione di farmaci

possono scatenare o aggravarne i sintomi gastrointestinali.

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo che si presenta sempre con dolori e crampi addominali e alterazione della frequenza di evacuazione. Questa può essere di due tipologie: diarroica, cioè con alterazione della consistenza delle feci e sollievo dopo l’evacuazione; o IBS costipativa, con difficoltà nell’evacuazione. L’IBS mista, invece, consiste nell’alternanza delle due fasi.

I sintomi

I sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, come visto, includono crampi correlati o alleviati dall’evacuazione. Il dolore può presentarsi con episodi di dolore sordo continuo o crampi, spesso nei quadranti addominali inferiori: i sintomi della SII possono includere anche gonfiore addominale, presenza di muco nelle feci e la sensazione di svuotamento incompleto dopo la defecazione.

Tra gli altri sintomi più comuni ci sono:

  • Meteorismo
  • Flatulenza
  • Nausea
  • Cefalee

Il gonfiore addominale si presenta soprattutto dopo l’assunzione di determinati alimenti ricchi di fodmap. Vi è poi ipersensibilità viscerale, che si manifesta a causa dell’iper-attivazione di cellule immunitarie dette mastociti. Si tratta di cellule che producono molta istamina e mediatori bioattivi pro-infiammatori, composti responsabili dell’attivazione di determinati recettori dell’intestino, che azionano l’impulso del dolore verso il cervello. I pazienti affetti da IBS, infatti, percepiscono in modo molto fine ciò che accade a livello addominale.

La diagnosi

Lo specialista formula la diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile sulla base delle caratteristiche dei sintomi del paziente, facendo riferimento ai criteri standardizzati basati sulla sintomatologia per la diagnosi di SII, noti come criteri di Roma IV.

La diagnosi dunque è medica: il dottore sottopone il paziente a diversi test il cui scopo è individuare patologie comuni che possono dare luogo a sintomi simili come malattie croniche infiammatorie intestinali, celiachia o endometriosi.

Dopo aver escluso tutte le patologie organiche, può arrivare alla diagnosi di SII che si basa su criteri di Roma IV, i quali richiedono la presenza di dolore addominale per almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi, assieme a due o più dei seguenti sintomi:

  • Il dolore è correlato alla defecazione
  • Il dolore è associato a cambiamento della frequenza di evacuazione (stipsi o diarrea)
  • Il dolore è associato a un cambiamento della consistenza delle feci 

Trattamento e cura

Il trattamento della SII varia da caso a caso: dove il disturbo sembra avere origine da particolari alimenti o tipi di stress, questi dovranno essere evitati, se possibile.

Il protocollo standard per il trattamento dell’intestino irritabile è la dieta low fodmap. Innanzitutto, va specificato che per fodmap si intendono alcune molecole individuabili in numerosi alimenti, per esempio sotto forma di:

  • Fruttosio: come frutta e miele
  • Lattosio: latte e latticini
  • Fruttani: si trovano in frumento, cipolla, aglio
  • Galattani: fagioli, lenticchie, legumi come la soia
  • Polioli: dolcificanti contenenti sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo, frutta con nocciolo come avocado, albicocche, ciliegie, pesche noci, pesche, prugne

La dieta low fodmap prevede che, per le prime 4-6 settimane, vengano eliminati alimenti contenenti quelle tipologie di carboidrati che nell’intestino richiamano acqua e fermentano, ma nel tempo è importante che questi vengano reintrodottiApprofondisci il servizio di Dietologia di Nova Salus.

La fase di eliminazione affama e inibisce la flora batterica maggiormente responsabile dei sintomi e fa sì che nella fase di reintroduzione la persona possa tornare a consumare tutti gli alimenti in base al grado di tollerabilità.

Infatti, la dieta low fodmap prevede sempre una loro reintroduzione: è sbagliato prolungare la fase di eliminazione per troppo tempo, perché questa potrebbe portare a disbiosi carenziale.

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A cura del dottor Davide Capparelli

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