Prevenzione tumore al seno: come farla e segnali d’allarme

Siamo consapevoli di cosa significa realmente fare prevenzione del tumore al seno? Esaminiamo preliminarmente questo concetto, rivolto alla diagnostica mammaria.

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A cura del dottor Paolo Diego L’Angiocola

Il mese di ottobre annualmente è rivolto alla campagna di prevenzione di tumore al seno. Ma siamo consapevoli di cosa significa realmente fare prevenzione? Esaminiamo preliminarmente questo concetto, rivolto alla diagnostica mammaria.

Con la parola “prevenzione” si intendono tutti gli interventi, sia sanitari che non, il cui obiettivo è ridurre l’insorgenza, la cronicizzazione e lo sviluppo delle conseguenze negative di un determinato disturbo.

Tutti sanno che la prevenzione è importante. Sì, ma quanto? Per capirlo, ci affidiamo ai numeri.

Ogni anno in Italia circa 50.000 donne solo colpite dal carcinoma alla mammella. Si tratta sicuramente del cancro più diffuso all’interno della sfera femminile, la cui incidenza aumenta all’aumentare dell’età; la maggior parte dei casi viene infatti diagnosticata nelle pazienti over 50 ma si sta osservando un incremento nella popolazione anche di età inferiore.

Tuttavia, sopravvivere al tumore al seno è possibile; i dati dimostrano che, a 5 anni dalla diagnosi, quasi 9 donne su 10 superano efficacemente le cure.

Se questi numeri attirano la nostra attenzione, dobbiamo anche ammettere che il merito di tale successo sia dovuto alle tecniche diagnostico-terapeutiche, in continuo miglioramento, e all’attenzione crescente dedicata alla prevenzione.

Prevenzione primaria e secondaria

Assodata l’importanza fondamentale della prevenzione, distinguiamo 2 tipi di prevenzione:

  • La prevenzione primaria
  • La prevenzione secondaria

La prevenzione primaria agisce con lo scopo di eliminare al meglio la possibilità di un evento indesiderato. Si parla di prevenzione primaria nel caso di una campagna di vaccinazione che tende a eliminare in tutto o in parte il rischio infettivo o quando si adottano comportamenti che intervengono sui fattori di rischio modificabili quali: evitare fumo, bere alcolici con moderazione, praticare sport con regolarità, seguire un’alimentazione equilibrata.

Nel caso della mammella si fa riferimento soprattutto alla prevenzione secondaria, che tende a ridurre quanto più possibile gli effetti indesiderati nella comparsa di un carcinoma mammario. Nello specifico, si può agire con un accertamenti diagnostici periodici consentendo molto spesso interventi chirurgici prevalentemente di tipo conservativo al fine di migliorare la qualità di vita, lo stato di benessere e la stessa sopravvivenza.

I numeri dimostrano come gli accertammenti diagnostici strumentali siano la principale responsabile della riduzione della mortalità per tumore alla mammella. La mammografia diventa quindi lo strumento di prevenzione secondaria più adeguato per tutte le donne over 40, mentre si limita a casi eccezionali per le under 40; da ricordare che la mammografia può talora essere associata all’ecografia.

Attraverso questi strumenti, la prevenzione in senologia vuole intervenire in modo che nel tempo sia salvaguardata la salute della donna che incorre in questo problema. Tuttavia, sottolineiamo che fare la mammografia purtroppo non vuol dire non incorrere in tale patologia, che potrà comparire solo ad accertamenti periodici successivi. È altrettanto vero, però, che sottoporsi a questo esame con periodicità biennale può ridurre la mortalità fino al 40% per le donne tra i 50 e i 70 anni, e addirittura fino al 20%, per le donne tra i 40 e i 50 anni.

A che sintomi prestare attenzione?

La maggior parte dei tumori al seno non si manifesta con sintomi evidenti; molte donne sono addirittura asintomatiche e questo evidenzia ancora di più l’importanza di sottoporsi a esami periodici.

Alcuni sintomi che, tuttavia, potrebbero comparire, riguardano la comparsa di:

  • Un nodulo palpabile, spesso non dolente, o un’area ispessita nel seno
  • Alterazioni del capezzolo, legate alla retrazione della cute o a cambiamenti di colore, a volte con secrezioni siero-ematiche
  • Cambiamenti della pelle o della forma del seno
  • Un nodulo ascellare
  • Puntini visibili sulla pelle del seno

Le signore cosiddette sintomatiche evidentemente necessitano di una prenotazione non dilazionata nel tempo. Qualità tecnologica delle apparecchiature e competenza specifica del professionista medico radiologo sono comunque imprescindibili l’un l’altro.

È possibile ricorrere alla mammografia con tomosintesi, un esame diagnostico che, attraverso raggi X e una particolare tecnica digitale, acquisisce immagini della mammella su più piani ed è in grado di ricostruirla e riprodurla in 3D.

Utilizzare mammografi con tomosintesi, pur non rappresentando un valore assoluto di qualità, incrementa sicuramente l’accuratezza diagnostica facilitando il compito del/la professionista in diagnostica radiologica.

Va sottolineato che il servizio sanitario non distingue le diverse tipologie di mammografia con o senza tomosintesi; di conseguenza, i tempi e i costi gestionali di quest’ultima indagine non vengono riconosciuti nel computo dei costi che il servizio sanitario consente di remunerare agli studi di diagnostica.

A cura del dottor Paolo Diego L’Angiocola

A cura di: dottor Paolo Diego L’Angiocola

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